Le Quote

E bene assimilare subito questo concetto: "la quota è l'elemento fondamentale di una scommessa". Con la quota possiamo capire almeno 3 cose essenziali: se il l'evento è stato valutato nel modo corretto, se il bookmakers è stato abile, se dobbiamo giocare e sopratutto come. Per stabilire le quote sugli avvenimenti che verranno poi proposti al pubblico, le Compagnie di Scommesse ingaggiano addetti che coniugano passione per lo sport con nozioni statistiche e matematiche: i cosiddetti quotisti.

Nel Regno Unito questa figura viene chiamata "odds compiler" ed è responsabile delle quote di lancio. Per esercitare questa professione, ci riferiamo principalmente al calcio, bisogna conoscere a fondo il football internazionale e tenersi costantemente aggiornati. Di frequente il quotista lavora in gruppo, avvalendosi in alcuni casi dell'apporto di informatori esterni particolarmente preparati e documentati su questo o quel campionato.

Quello che stabilisce ogni singola Compagnia di scommesse con le proprie quote non va comunque considerato il dogma, tutt'altro. A parte che molto spesso le valutazioni dei vari bookmakers rispetto ad una partita possono essere difformi, tante volte la professionalità degli odds compiler lascia a desiderare oppure l'avvenimento è valutato con troppa superficialità. Gli scommettitori più meticolosi sanno punire anche pesantemente certe manchevolezze ingaggiando col bookmaker un duello basato sulla pura conoscenza della materia.

Esistono quote improponibili, quote discrete e quote di valore. Quest'ultime, se si è in grado di individuarle, rappresentano il molto per chi ha già capito come funziona il mondo del betting. Visto che per fare le quote si ricorre al calcolo delle probabilità, va tenuto in debito conto che per lo sport, a differenza della roulette, questa chiave di lettura può essere a volte insufficiente. Si parla di uomini e non di numeri. E la statistica, perfettamente applicabile a tanti giochi da tavolo, non funziona allo stesso modo cucita addosso ad atleti soggetti a prestazioni altalenanti o possibili cali. Per scoprire gli errori del banco bisogna quindi essere grandi intenditori dello sport su cui si desidera scommettere ma anche attenti osservatori della realtà. Tenersi sempre informati su tutto quello che può determinare il risultato di ogni singolo evento: assenze, precedenti, cambi d'allenatore ed altro ancora ma soprattutto avere una visione panoramica delle dinamiche che regolano la costruzione di una quota.

Per stabilire le quote di un avvenimento agonistico, i quotisti frazionano il medesimo in tre parti, secondo il calcolo delle probabilità. Simuliamo il lavoro di un odds compiler su una partita come Roma-Parma. La vittoria della squadra di casa è offerta a 1.85, il pareggio a 3.00, l'affermazione dell'Parma a 4.50. Tradotto nel linguaggio del bookmakers, dividendo cioè 100 per ogni quota, significa che al successo della Roma viene attribuito il 54% di possibilità di verificarsi, al pareggio il 33,3%, alla vittoria degli ospiti il 22.2%.

La somma delle probabilità, 54 + 33,3 + 22,2 dà 109,5. Questo vuoi dire che il banco, in questo caso, si garantisce in partenza un aggio del 9,5%. Questo atteggiamento è perfettamente legittimo e rappresenta il punto di partenza per ogni Compagnia di scommesse. Bisogna stamparsi bene in mente che il bookmaker non è un ente benefico e deve quindi generare un profitto. A differenza del Totocalcio, che rimette in palio solo il 50% delle giocate effettive, l'allibratore si salvaguarda assicurandosi un margine di guadagno che in genere si attesta sul 10%. Matematicamente parlando, il paragone non regge.

Per costruire una quota vengono presi in considerazione diversi parametri e non è detto che l'insieme di questi elementi possa sempre produrre un tornaconto per il bookmaker. Rispetto al giocatore, che può concentrare la propria attenzione su una singola partita, l'allibratore ha un piccolo handicap: deve farsi delle opinioni su una moltitudine di eventi. Alla lunga questo può rappresentare il vero punto debole del banco. Nel numero, infatti, anche per la penuria di giocate su alcune gare, può esserci un filo di disattenzione oppure, peggio, può nascondersi uno svarione di proporzioni sesquipedali. Quella cheper il bookmaker può essere una svista diventa per chi scommette con cognizione di causa, quella che per gli inglesi è una value bet, ovvero una scommessa di valore.

La Value bet è il tipo di quota che ogni giocatore dovrebbe imparare a riconoscere in fretta. Per individuare una value bet bisogna fare un piccolo esercizio mentale, mettendo in relazione le quote che noi riteniamo essere corrette per un certo evento (le cosiddette fair odds) con quelle offerte dal bookmakers. Per compiere questa analisi dobbiamo avere una certa padronanza dello sport su cui vogliamo puntare. Componente indispensabile per scovare le pecche dell'allibratore. Se si vuole contrastare adeguatamente il banco bisogna essere documentati su tutti i campionati presenti nel palinsesto. Attenti però non basta consultare le classifiche per stilare un pronostico. Purtroppo questo è un limite di molti scommettitori, favorito dalla scarsa informazione esistente nel nostro Paese sul calcio internazionale. Cercate di puntare solo su ciò che conoscete. In questo modo avrete meno possibilità di imbattervi in una value bet ma almeno eviterete di scivolare sulle classiche bucce di banana.

Forse vi chiederete come mai il bookmaker commette l'errore di sovrastimare certe partite? Come già scritto in altre pagine, per fare le quote, il banco deve tenere conto di tanti fattori. Fermo restando che tutti gli odds compiler possono sbagliare la previsione su un match, tante volte il mercato e ragioni puramente strategiche obbligano il bookmakers a muoversi in modo diverso rispetto alle valutazioni generali. Questo significa che, in taluni casi, le quote non corrispondono affatto alle reali difficoltà di quel dato evento. Ci spieghiamo con un esempio che ci ha visti protagonisti in positivo. Esempio Roma-Milan, la vittoria dei giallorossi è pagata 3.90. la quota potrebbe essere errata, i motivi ad esempio: la splendida condizione della Roma e un calo del Milan. Le condizioni potrebbero far pensare che la Roma potesse battere il Milan. Però non è semplice puntare sul segno 1 se la Roma non fosse stata così sopravvalutata dal bookmaker. Ammettiamo che la quota più giusta dovrebbe essere 2.80/2.90: si tratta quindi di una value bet.

Il banco, non è ingenuo e nel prevedere le ipotesi sull'avvenimento ha calcolato alcuni aspetti che chi scommette può anche permettersi di ignorare: 1) che i sostenitori del Milan sono nettamente più numerosi di quelli della Roma e difficilmente i tifosi giocano contro la propria squadra. 2) che il mercato, nel suo pragmatismo, avrebbe in gran parte pronosticato vincente la formazione ospite. Considerazioni quasi obbligate dal punto di vista del bookmaker, sempre attento a contenere il rischio. Tuttavia l'allibratore ha concesso troppo alla Roma, eccedendo in prudenza. Va anche detto che non sempre, quelle che noi crediamo value bet si rivelano scommesse vincenti.

 

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